Malati di sport

È inequivocabilmente riconosciuto che l’esercizio fisico regolare contribuisce al mantenimento della salute e svolge un ruolo importante nella prevenzione delle malattie e del benessere psicofisico in generale. Un livello ottimale di esercizio fisico abituale ha effetti favorevoli sul benessere fisico e mentale. Lo sport può però, al contrario, diventare un’attività dannosa. La pratica eccessiva dell’esercizio fisico si può trasformare in una e vera propria dipendenza, con sintomi simili a quelli presenti in altre dipendenze. Già nel 1979, William P. Morgan, considerato il fondatore della psicologia dello sport contemporanea, presentò argomentazioni secondo cui i sintomi più tipici della dipendenza possono essere applicati anche alla pratica eccessiva dello sport, principalmente attraverso la presenza di sintomi di astinenza, conseguenze sociali dannose e molti altri effetti negativi come un funzionamento e un profilo psicologico disturbato (forte insicurezza, rabbia eccessiva, bassa autostima), la pratica dell’esercizio fisico nonostante controindicazioni mediche o importanti interferenze con le relazioni personali, la famiglia o il lavoro.

Una dipendenza è definita come un comportamento che può procurare piacere o sollievo da un disagio interno (stress, ansia, insicurezza, mancanza di autostima, ecc.) ed è caratterizzata dall’incapacità di controllare il comportamento (stato d’impotenza).

Un eccesso della pratica sportiva può essere una forma di dipendenza comportamentale o la risposta a un problema secondario. Nel primo caso, il motivo per l’esercizio eccessivo è tipicamente orientato a evitare qualcosa di negativo, sebbene l’individuo affetto possa essere totalmente inconsapevole della propria motivazione. È una forma di risposta di fuga a una fonte di stress disturbante, persistente e incontrollabile. Lo sport può ad esempio essere un modo di canalizzare la rabbia e spesso viene praticato in modo eccessivo per sfogare in modo alternativo la propria emotività repressa. In modo simile, individui con una bassa autostima, e una forte insicurezza, trovano nello sport un modo per sentirsi forti ed apprezzati, trovando talvolta anche un riconoscimento sociale se la loro performance è soddisfacente.

Quando tale dipendenza si verifica in concomitanza con un’altra disfunzione, tipicamente con disturbi alimentari, come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa viene considerato un problema secondario. Diversi studi hanno riportato che il comportamento alimentare disordinato è spesso (se non sempre) accompagnato da livelli esagerati di esercizio fisico. È stata stabilita anche la relazione inversa. Gli individui affetti da dipendenza da esercizio spesso (ma non sempre) mostrano un’eccessiva preoccupazione per la loro immagine corporea, peso e controllo sulla loro dieta. La coesistenza dei due disturbi rende difficile stabilire quale sia quello principale.

La dipendenza da sport non è attualmente classificata all’interno di alcun quadro diagnostico medico o psicologico ufficialmente riconosciuto. Tuttavia, sulla base dei sintomi noti e condivisi con le relative comorbidità, questa disfunzione è ampiamente riconosciuta e considerata come le altre dipendenze comportamentali.

Una caratteristica comune di tutte le dipendenze comportamentali (e chimiche) è la preoccupazione per il comportamento quando viene impedito o ritardato. Questo è l’aspetto ossessivo della disfunzione, che è accompagnato da un aumento dei livelli di ansia prima di eseguire il comportamento e da una diminuzione dell’ansia (sollievo e soddisfazione) dopo l’adempimento del comportamento. Il sollievo e la soddisfazione provati sono di breve durata, e la voglia di impegnarsi nuovamente nel comportamento riemerge a breve, parallelamente all’ansia che cresce progressivamente. Questo è l’aspetto ciclico della disfunzione e la sua natura persistente e ripetitiva, è caratteristica dei comportamenti di dipendenza. La dipendenza da sport può essere strettamente collegata a disturbi che comprendono l’ossessione e il controllo degli impulsi.

Una volta che ci si abitua a usare lo sport come mezzo per far fronte allo stress, l’individuo impara a dipendere (e ad aver bisogno) dello sport nei momenti di stress. L’individuo è convinto che l’esercizio fisico sia un mezzo salutare per affrontare lo stress, di conseguenza, la persona usa un’estrema razionalizzazione per spiegare la quantità esagerata di sport, che lentamente, ma progressivamente, incide su altri obblighi e le normali attività quotidiane. Se eventi imprevisti impediscono alla persona di esercitare la quantità di sport desiderata o ridurne l’attività, emergono sentimenti negativi. Questi appaiono sotto forma d’irritabilità, aggressività, senso di colpa, ansia, irascibilità, ecc.

Quando l’esercizio viene utilizzato per far fronte allo stress, a parte i sentimenti negativi, c’è anche una perdita del meccanismo di coping. La perdita del meccanismo di coping, seguita dalla perdita di controllo sullo stress, genera una maggiore percezione di vulnerabilità allo stress, che amplifica ulteriormente i sentimenti negativi associati alla mancanza di sport. La pressione crescente spinge l’individuo a fare sport anche a scapito di altri obblighi quotidiani. Ovviamente, mentre l’esercizio fisico fornisce una riduzione istantanea dei sentimenti negativi, ignorare altri obblighi personali, sociali e lavorativi provoca ulteriore stress. La persona dipendente è quindi intrappolata in un circolo vizioso, che necessita di più esercizio per affrontare lo stress della vita e in costante aumento, parte del quale è causato dall’esercizio stesso.

In sintesi, alcuni degli aspetti e conseguenze presenti in un individuo con una dipendenza da esercizio fisico possono essere:

  • Problemi sociali, relazionali, familiari o lavorativi dovuti alla pratica sportiva.
  • Comportamento inflessibile, eccessiva rigidità, comportamento stereotipato o mirato all’auto-punizione e al controllo degli impulsi.
  • Desiderio persistente di praticare attività fisica e tentativo inefficace di controllarla o ridurla.
  • Concentrazione compromessa a causa del pensiero ossessivo all’esercizio fisico.
  • Sovrallenamento, infortuni ricorrenti, allenamento nonostante infortuni o parere medico contrario.
  • Disagio fisico o psicologico in relazione alla riduzione o cessazione dell’allenamento.
  • Mentire in merito all’attività fisica.
  • Motivazioni ossessive o irrazionali che giustificano l’attività sportiva (es. prestazione, competizioni, controllo dell’umore, autostima, controllo peso, controllo immagine corporea).
  • Presenza di disturbi alimentari (anoressia, bulimia), di comportamenti di controllo alimentare o preoccupazione eccessiva sull’apparenza fisica.

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